Siti di scommesse esteri 2026: la concessione manca, il costo resta

Updated Ottobre 2026
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30 Ottobre 2026 — Concessioni e obblighi di inibizione verificati sull’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza e sulle pagine di ADM (ex AAMS), l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna
L’inibizione dei siti di gioco non autorizzati si fonda sull’articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126.

Chi cerca un sito di scommesse estero cerca quasi sempre una cosa sola: la stessa partita, la stessa quota, ma senza le regole italiane che gli stanno strette. Il desiderio è comprensibile. Il conto, però, non si vede dalla homepage. Un bookmaker che accetta giocatori italiani senza concessione ADM per il gioco a distanza non è semplicemente «un sito meno regolato»: è un’offerta priva di titolo, e la legge italiana non la tratta come una scelta di gusto, la tratta come un illecito. Dall’altro lato, la concessione non è un bollino decorativo.

Un concessionario entra nel RUA, accetta la vigilanza dell’Agenzia, impone limiti di deposito scelti in registrazione e offre al giocatore un foro italiano davanti al quale lamentarsi. Un marchio .com offshore non porta nulla di tutto questo: nessun registro degli autoesclusi, nessuna vigilanza, nessuna sede legale italiana a rispondere. Il problema è che il costo di quel vuoto si paga dopo, e si paga in tre valute diverse: rischio penale, soldi trattenuti, tutele inesistenti.

Questa pagina non vende l’idea che il mercato italiano sia generoso. Non lo è. Le quote dei concessionari incorporano un margine, i bonus hanno requisiti di puntata che nessuna pubblicità spiega, e la tassazione sulle vincite dei siti non autorizzati finisce in capo al giocatore. Ma un prezzo visibile è un prezzo che si può confrontare. Il costo di un sito estero è quasi tutto invisibile, ed è per questo che vale la pena metterlo nero su bianco prima di depositare un euro.

Regole, divieti e inibizione: l’articolo 102 e la sua cinghia di trasmissione {#normativa}

L’impianto italiano non si limita a dire chi può raccogliere scommesse. Dice anche chi deve impedire agli altri di farlo, e scarica parte dell’onere su chi non ha nulla a che vedere con il gioco: i fornitori di connettività. L’inibizione dei siti di gioco non autorizzati si fonda sull’articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, e chi fornisce connessioni Internet è tenuto a consultare costantemente l’elenco dei siti inibiti. Non è un facoltativo. È un obbligo di aggiornamento continuo, con un elenco pubblico che cambia quasi ogni settimana.

Il meccanismo è più interessante di come viene raccontato. L’Agenzia non «chiude» un sito: intercetta il nome di dominio e lo manda altrove. Nel comunicato del 28 febbraio 2024 l’Agenzia spiega di inibire i domini che offrono o sponsorizzano gioco illegale, reindirizzandoli verso una pagina con un’apposita avvertenza, e quella pagina segnala che il sito richiesto è sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per raccogliere giochi in Italia. Il lettore che digita l’indirizzo di un operatore oscurato e si trova davanti a un avviso istituzionale, quindi, non ha sbagliato niente: ha semplicemente visto il filtro funzionare.

La parte tecnica è in movimento. Dall’aprile 2026 i siti inibiti sono reindirizzati a sito-inibito-giochi.adm.gov.it al posto dell’indirizzo IP statico 217.175.53.72, ma entrambi i metodi restano attivi per un periodo di transizione; l’ultimo elenco dei siti inibiti è aggiornato al 13 ottobre 2026. Due strade aperte contemporaneamente, insomma, proprio perché la migrazione non è istantanea. Chi immagina che dietro un blocco ci sia una serranda metallica si sbaglia: un dominio inibito è un dominio che non risponde, e non risponde solo per chi passa da un provider che ha aggiornato la lista.

C’è poi il capitolo del costo per chi resta fuori dalla fila. Fornitori di connettività e prestatori di servizi di pagamento che violano l’obbligo di inibizione imposto dall’ADM rischiano una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata. È una cifra che spiega molte cose: un provider che non aggiorna l’elenco non sta commettendo una dimenticanza, sta assumendo un rischio economico concreto, e non tutti i provider italiani si muovono alla stessa velocità.

Perché il blocco non chiude mai la partita {#normativa-reati}

Qui arriva la parte che nessuna vetrina pubblicitaria racconta. Il blocco agisce sui nomi, non sui server. Una macchina nuova, un dominio appena registrato, e il gioco riparte; il tempo di reazione di chi gestisce i mirror si misura in ore, non in giorni. Il risultato è che l’elenco degli indirizzi oscurati cresce a ondate – un provvedimento del 24 settembre 2025 aveva portato il totale a 11.481 domini, secondo la stampa di settore, e gli aggiornamenti del 2026 aggiungono decine o centinaia di indirizzi alla volta – e nonostante questo la fila davanti alla porta girevole non si accorcia.

Per il lettore questo significa una cosa sola: la scomparsa di un sito non è una prova che quel sito fosse sicuro, e la sua presenza in una pagina di risultati non è una prova che sia legale. Ma c’è un secondo pezzo, più scomodo, che riguarda direttamente chi scommette. L’articolo 4 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, come l’Agenzia stessa ha riassunto il 28 febbraio 2024, prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero. E aggiunge che anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi.

Vale la pena leggere quella frase due volte, perché demolisce un luogo comune diffuso: l’idea che il rischio riguardi solo chi vende il gioco. L’importo in euro dell’ammenda non è noto, e non risulta un procedimento effettivo contro un giocatore, ma la regola è scritta e l’Autorità la cita in prima persona. Chi apre un conto su un operatore privo di concessione, quindi, non sta facendo una scelta di frontiera priva di conseguenze giuridiche: sta mettendo il proprio nome su una condotta che una legge italiana sanziona.

Il quadro si completa con i media. L’Agenzia ricorda che pubblicizzare operatori privi di concessione può comportare per i media, oltre alle conseguenze penali, specifici provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. La filiera della comunicazione paga due volte: con il penale e con il regolatore delle telecomunicazioni. Un articolo come questo, che descrive il fenomeno senza indicare un solo marchio non autorizzato, non è una scelta di stile: è l’unica forma che la materia ammette.

E la logica di fondo è vecchia. L’ADM blocca dal 2007 i siti web privi delle autorizzazioni previste e indica che solo i titolari di concessione possono offrire gioco a distanza con vincite in denaro. Quasi un ventennio di blocco, e il problema non è scomparso perché, come si è visto, il blocco non è un muro. Questo non lo rende inutile: rende il singolo giocatore la variabile che conta. Lo Stato può rallentare la porta d’ingresso, ma la decisione di attraversarla resta di chi la attraversa, con le conseguenze che ne derivano.

La concessione non è un dettaglio burocratico: è il titolo che autorizza {#normativa-concessione}

Il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024, ha riordinato il settore dei giochi pubblici a distanza. Il punto da capire è che le licenze italiane non sono licenze aperte: sono concessioni assegnate per gara pubblica. Non si compra l’autorizzazione, si vince un bando. L’articolo 6, comma 1 elenca i giochi che possono essere offerti a distanza in regime di concessione: le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, anche simulati, e su corse di cavalli; il totalizzatore sportivo e ippico; l’ippica nazionale; i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; il bingo.

Una lista più larga di quanto la maggior parte dei giocatori immagini, e non è un caso: il concessionario italiano non è un allibratore specializzato, è un soggetto autorizzato a un portafoglio di prodotti. Il comma 3 dell’articolo 6 fissa il resto: i vincitori del bando possono gestire uno o più di questi giochi per un massimo di nove anni, senza rinnovo, e i requisiti comprendono una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno ai limiti di deposito che l’Agenzia stabilisce nel bando. Le condizioni della concessione e il regime fiscale restano fissati per tutta la sua durata.

Il bando di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025. La matematica della selezione dice molto su chi entra: novantatré candidature, quarantasei società vincenti, un impegno economico a sette cifre e un orizzonte di nove anni senza rinnovo. Non è il profilo di un mercato che si improvvisa, ed è esattamente il contrario del modello offshore, dove un hosting e un processore di pagamento bastano per aprire bottega domani mattina e chiudere dopodomani.

L’elenco dell’Agenzia e il limite che nessuno legge {#normativa-elenco}

L’«Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza», letto il 25 ottobre 2026, conta 52 righe con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it. La concessione è per sito, non per azienda. E, cosa che sfugge quasi sempre, una stessa società può detenere più posizioni: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it. Chi crede di confrontare tre marchi diversi sta spesso confrontando tre vetrine dello stesso concessionario.

Adesso la parte che rende l’elenco uno strumento da maneggiare con cura. La lista non ha una colonna per i giochi. Un concessionario può detenere il diritto alle scommesse sportive, al poker e ai giochi di abilità, ai giochi di tipo casinò, al betting exchange e al bingo in qualunque combinazione. Tradotto: il nome sull’elenco non dimostra da solo che quell’operatore offra scommesse sportive. A dimostrarlo è il sito e l’app dell’operatore stesso, dove si legge anche il numero di concessione e la società titolare nelle condizioni contrattuali.

La conseguenza pratica è più importante di quanto sembri. Se un lettore vuole verificare la posizione di un operatore, l’elenco è il punto di partenza obbligato e il punto di arrivo sbagliato. Il controllo giusto è a due passaggi: il nome sta sulle 52 righe, e nell’area «Termini e condizioni» di quel sito compare il numero di concessione con la società. Un marchio che non compare sull’elenco letto il 25 ottobre 2026 – e fra i nomi assenti ci sono Unibet, Betway, 1xBet e 22bet – non ha titolo per raccogliere gioco in Italia, qualunque licenza straniera esibisca.

Curaçao, Malta, Anjouan: perché quella licenza non vale qui {#normativa-licenze-estere}

Il punto che manda in tilt la maggior parte dei confronti letti in rete è questo: una licenza di Curaçao, di Malta o di Anjouan non ha alcuno standing in Italia. Non è una licenza «equivalente», non è una licenza «riconosciuta», non è una licenza che possa essere convertita in un titolo italiano con una comunicazione. È un’autorizzazione rilasciata da un ordinamento diverso, che nel nostro non produce alcun effetto: il concessionario si identifica con il codice assegnato dall’Agenzia e con la società che lo detiene.

Questo non significa che una licenza europea sia carta straccia nel Paese che l’ha rilasciata. Significa che davanti a un problema – un conto bloccato, una vincita contestata, un prelievo che non parte – il giocatore italiano non ha una sede italiana a cui rivolgersi e non ha un’Agenzia che vigili su quel marchio. La vigilanza è il vero oggetto della questione. Un concessionario italiano è controllato; un operatore offshore è controllato da qualcun altro, secondo regole scritte per un altro mercato e un altro giocatore.

Quanto costa davvero restare fuori dal sistema: tutela e prevenzione {#prevenzio}

Qui si arriva al cuore economico della faccenda, e conviene dirlo senza girarci intorno: il costo più alto di un sito estero non è la quota, è l’assenza di rete. La tutela che il sistema italiano costruisce attorno al giocatore non è un ornamento etico, è un insieme di vincoli che qualcun altro si assume al posto suo. Chi esce dal perimetro se li riprende tutti, e li paga nel momento peggiore: quando ha già perso.

Un documento di identità appoggiato accanto a uno smartphone con un timer sullo schermo, su un tavolo da cucina
Fornitori di connettività e prestatori di servizi di pagamento che violano l’obbligo di inibizione imposto dall’ADM rischiano una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata.

L’articolo 15, comma 1 del decreto 41/2024 elenca gli strumenti che il concessionario deve mettere a disposizione: autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’Agenzia; messaggi automatici sulla durata e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. Letta come una lista di doveri aziendali, è noiosa. Letta come una lista di cose che un sito offshore non fa, diventa un elenco di costi.

In registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile. Le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale già al momento dell’iscrizione, una riduzione che ha effetto immediato e un’attesa di sette giorni per alzare un limite. Quei sette giorni sono la parte intelligente del meccanismo: l’unica cosa che un limite di deposito deve davvero impedire è la ricarica impulsiva dopo una serata storta, e un aumento che diventasse operativo all’istante non impedirebbe nulla. Un sito senza concessione, per definizione, non ha questo attrito. Non c’è un modulo, non c’è un ritardo, non c’è nessuno che ti chieda se sei sicuro.

Il RUA: il registro che non ti segue fuori {#prevenzio-rua}

Il RUA, il Registro Unico degli Autoesclusi istituito nel 2018, è lo strumento più potente e meno compreso del sistema italiano. L’autoesclusione registrata nel RUA si estende a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, indipendentemente dal concessionario presso cui è richiesta. Una firma, e il blocco vale ovunque sul mercato legale: nessuna riapertura di conto altrove, nessuna migrazione verso un operatore più accomodante.

L’articolo 15, comma 1, lett. e) richiede strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo stabilito dal giocatore. La stampa di settore riferisce che forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026, mentre periodi e forme sono quelli che le condizioni degli operatori e la pagina dell’Agenzia riportano. Nella pratica dei concessionari, l’autoesclusione copre orizzonti diversi: le condizioni di Admiralbet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, mentre dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi.

Il dettaglio da non perdere è la revoca. Un’autoesclusione a tempo indeterminato revocabile dopo nove mesi è un impegno serio, ma non definitivo: il sistema prevede una via d’uscita lunga, non una porta sbarrata per sempre. Chi la usa sapendo questo la usa meglio.

Ed è qui che il conto torna. I siti senza concessione non sono collegati al RUA. Un giocatore autoescluso che apre un conto offshore non è protetto da nulla: il registro non lo conosce, l’operatore non ha obbligo di consultarlo, e la ricaduta avviene in un ambiente dove nessuno ha il dovere di accorgersene. L’autoesclusione è l’esempio più chiaro di come funziona la tutela italiana: è efficace esattamente nella misura in cui il giocatore resta dentro il perimetro. Fuori, è un documento che nessuno legge.

Limiti, identità e minori: gli attriti che proteggono {#prevenzio-limiti}

L’età legale è fissata a 18 anni. L’articolo 3, comma 1, lett. a) del decreto nomina la tutela dei minori di età fra i principi del riordino, le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco, e la legge italiana fissa l’età a 18 anni. Non è una clausola di stile: è il motivo per cui l’apertura di un conto italiano passa attraverso un riconoscimento vero.

Un conto di gioco richiede l’identificazione completa. Le procedure disponibili sono la registrazione classica con la copia di un documento – il conto di gioco Admiralbet, per esempio, si apre caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png – oppure l’identificazione digitale. Per aprire il conto, BetFlag rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica, e il gioco è vietato ai minori di 18 anni. Admiralbet, dal canto suo, accetta anche SPID di livello 2, che richiede pure un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. Non è un caso che due operatori diversi finiscano sulla stessa soluzione: l’identità verificata è il presupposto di tutto il resto, dal limite di deposito al prelievo.

Senza SPID il conto deve essere validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. Trenta giorni sembrano tanti, ma sono un tetto: chi apre un conto per curiosità, non carica i documenti e dimentica la pratica, si ritrova con i soldi dentro e il prelievo chiuso. Un fastidio, certo. Anche una protezione, se ci si pensa: la stessa regola impedisce che un conto intestato a un minore resti attivo per mesi senza controlli.

Il quadro si chiude con il dovere informativo. L’articolo 15, comma 2 stabilisce che ogni concessionario destina lo 0,2 % dei propri ricavi netti, per un massimo di 1.000.000 € l’anno, a campagne informative o di comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa. Un milione di euro all’anno per operatore è la misura concreta di quanto il sistema metta sul piatto della prevenzione. È poco o è molto? Dipende dal metro, e il metro giusto è il paragone: un operatore offshore mette sul piatto zero, perché nessuno glielo chiede.

E poi c’è la voce che il marketing non pubblica mai. Fra gli strumenti di gioco responsabile di bet365 figurano periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia è indicato il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. Un numero verde non risolve una dipendenza, e non è pensato per farlo. Serve a interrompere la catena nel punto in cui è più facile interromperla: prima della prossima ricarica. Un sito estero quel numero non lo espone, perché non è tenuto a farlo.

Il punto, riassunto senza retorica: la prevenzione italiana è fatta di attriti. Documenti, tempi di attesa, limiti scelti in anticipo, registri. Ogni attrito è un costo, e il costo lo paga l’operatore. Chi si sposta su un sito estero non elimina quella somma: la trasferisce su di sé.

Valutare un bookmaker estero: quanto vale il titolo che gli manca {#fondamen}

Un confronto fra operatori senza concessione non è un confronto commerciale, è un esercizio teorico. Non esistono, in questa pagina, marchi esteri da mettere in classifica: descrivere un’offerta sarebbe già promuoverla, e la materia lo vieta in modo esplicito. Il confronto onesto si gioca altrove, cioè su cosa porta con sé un titolo ADM e cosa resta fuori quando il titolo manca. Posta la domanda in questi termini, i criteri diventano leggibili.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
Dall’aprile 2026 i siti inibiti sono reindirizzati a una pagina di avviso di ADM al posto dell’indirizzo IP statico 217.175.53.72, ma entrambi i metodi restano attivi per un periodo di transizione.

Il primo criterio è la verificabilità. Il numero di concessione e la società titolare compaiono nelle condizioni contrattuali: sono due dati che il lettore può leggere da solo, sul sito dell’operatore, senza fidarsi di nessun altro. È una forma di trasparenza difficile da replicare offshore, dove la ragione sociale spesso si perde fra holding e licenze di comodo.

Il secondo è il perimetro dei giochi. L’articolo 2, lett. s) definisce il «palinsesto» come il programma degli eventi – sportivi, ippica compresa, e non sportivi – e dei tipi di giocata preparato dal concessionario e approvato dall’Agenzia, e una scommessa può essere presa solo su eventi che stanno nel palinsesto approvato. Gli eventi vengono aggiunti uno per uno: a settembre 2026 è stata autorizzata la Setka Cup, con bet365 primo partner come riporta la stampa di settore. Quali sport e quali tipi di giocata stiano nel palinsesto non è dato sapere in anticipo; ciò che conta è che qualcuno approva la lista, e che quel qualcuno risponde a un’autorità pubblica.

Il terzo criterio è la tenuta nel tempo. Le condizioni della concessione e il regime fiscale restano fissati per tutta la durata del titolo, che può arrivare a nove anni. Per un giocatore questo significa che le regole del tavolo non cambiano a metà partita: non è un dettaglio da commercialisti, è la differenza fra un rapporto contrattuale e una scommessa sull’arbitrio di un gestore estero.

Scommesse ippiche e non solo: cosa può stare nel palinsesto {#fondamen-palinsesto}

L’ippica è il caso più istruttivo, perché in Italia è due cose distinte che quasi tutti confondono. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro l’articolo 6, comma 1, lett. a), insieme alle scommesse sportive. I «giochi di ippica nazionale» – vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté, cioè totalizzatori sul modello classico – stanno nella lett. c) dello stesso comma, e richiedono una concessione propria. Traslato al lettore: il fatto che un operatore offra scommesse sulle corse non dice nulla sul fatto che offra l’ippica nazionale online, e viceversa. Se l’ippica è il motivo per cui si sceglie un bookmaker, quella distinzione va verificata sul palinsesto, non dedotta dalla pubblicità.

Gli eventi simulati sono un’altra voce che sfugge. L’articolo 2, lett. v) definisce le «scommesse su eventi simulati» – eventi sportivi, ippici e non, generati al computer e mostrati con animazione o con la ripresa di un evento reale registrato in precedenza – e li ammette dentro una concessione per le scommesse sportive. I siti degli operatori hanno una sezione «Virtuali». Sono scommesse legali, autorizzate e approvate come tutte le altre, e questo le distingue nettamente dai tornei virtuali proposti da piattaforme senza titolo, dove il generatore dell’esito è di proprietà di chi incassa la giocata.

Il betting exchange merita una riga a sé, perché è l’unico prodotto in cui il concessionario non è la controparte. L’articolo 6, comma 1, lett. e) e l’articolo 2, lett. u) lo ammettono come gioco separato: il giocatore può essere puntatore o banco e il concessionario si limita a metterlo in contatto anonimo con l’altra parte. La documentazione di Betfair è indicata come fonte di regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, fra cui una puntata minima «back» di 200 centesimi con passi da 50 centesimi, mentre un articolo di stampa del 2024 riferisce che il giocatore non deve nulla sulle vincite, con il prelievo che ricade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni non è dato sapere; Betfair è descritto come il primo, con la concessione 16028.

Un criterio che quasi nessuno mette in tabella: la tassazione {#fondamen-fisco}

Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché il prelievo ricade sul concessionario: la stampa di settore parla di somme «tassate alla fonte», con il giocatore che riceve l’importo netto e non dichiara nulla. La precisazione è d’obbligo, perché quella ricostruzione è riportata dalla stampa e non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria: prima di fare affidamento su questo punto conviene consultare un commercialista.

Sui siti esteri il discorso si ribalta, e si ribalta in modo costoso. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche quando i siti sono registrati o ospitati all’estero, imponibili secondo l’articolo 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto e senza deduzioni. La lettura pratica è questa: nessuna ritenuta alla fonte, e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota con certezza da questa ricostruzione, e la posizione va assunta per quello che è: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.

Sul lato dell’operatore, l’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa – articolo 4 del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025, il cui numero non è confermato – è pari al 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e al 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza fra le puntate e le vincite, come riporta la stampa di settore. Le scommesse ippiche a quota fissa pagano le stesse aliquote, dopo essere state a lungo al 43 % e al 47 %; le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta nel «Decreto Sport» per portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore. Se i crediti da bonus entrino nella base imponibile non è dato sapere.

Perché questa digressione fiscale sta in un articolo sulle scommesse estere? Perché è l’unico punto in cui la differenza di regime produce un costo misurabile in euro e non in aggettivi. La legge di bilancio per il 2025 ha portato l’aliquota a distanza al 24,5 %, e quell’aumento non ha toccato il giocatore: è finito sul concessionario, che lo ha assorbito dentro il margine. Un sito estero non assorbe niente per conto dello Stato italiano, e per questo il fisco italiano lo raggiunge dalla parte opposta, quella del giocatore.

Come cambia il prezzo quando si sposta il confine {#fondamen-confronto}

Il confronto fra un operatore con concessione e un marchio offshore si riduce, alla fine, a una domanda sola: quanto vale il titolo che al secondo manca? La risposta si compone di cose che non si vedono nella quota. Un concessionario deve identificare il cliente, applicare limiti, rispondere davanti a un’autorità pubblica e a un giudice italiano, e alimentare il registro degli autoesclusi. Un marchio senza titolo non deve niente di tutto questo, e la sua struttura di costi è più leggera per questo motivo, non per generosità.

Da lì discendono le due voci di costo che vanificano quasi sempre il vantaggio apparente. La prima è la quota. Una quota più alta su un singolo evento è un numero visibile, e proprio per questo il più facile da esibire. La seconda è cosa succede quando le cose vanno storte: un prelievo rallentato, un conto sospeso, una vincita contestata. Lì la differenza non è più una manciata di centesimi sul margine, è l’intero saldo.

Sul rapporto fra quota e margine vale la pena fissare un punto tecnico, perché è il motore nascosto di qualunque confronto. Il margine del bookmaker è la quota di tutte le puntate che il mercato non restituisce: si calcola come 1 ÷ (1/quota₁ + … + 1/quotaₙ) su tutti gli esiti di uno stesso mercato, e il margine è il 100 % meno quella percentuale. Una quota alta su un esito, quindi, non dice nulla sul margine di quel mercato: dice solo come il bookmaker ha distribuito il proprio margine fra gli esiti. È il primo parametro da guardare e l’ultimo che le pubblicità mostrano.

E qui entra il calcolo che rende concreta tutta la questione del costo. Prendiamo un giocatore che sceglie in registrazione un limite di deposito settimanale di 100 € e decide di giocare quella somma una volta a settimana su un mercato a due esiti con quote decimali identiche, 1,90 e 1,90 – un esempio, non un prezzo rilevato sul mercato. Su quel mercato la percentuale di payout è 1 ÷ (1/1,90 + 1/1,90), cioè circa il 95 %, e il margine del bookmaker è quindi intorno al 5 %.

Il valore atteso di costo su un giro settimanale di 100 € è il prodotto fra il turnover e quel margine: si spendono circa 5 € di margine per ogni settimana di gioco, e su un anno – cinquantadue settimane di attività con lo stesso ritmo e lo stesso tipo di mercato – la stima si colloca fra i 250 e i 270 € circa. Il risultato va letto come una banda e non come una cifra esatta, perché il margine effettivo cambia da mercato a mercato e da operatore a operatore, e va inteso come stima statistica: è il costo medio su molte giocate ripetute nelle stesse condizioni, non una previsione su una singola settimana. Se il mercato scelto ha un margine più stretto, il conto si abbassa; se il giocatore si sposta su mercati più ricchi di margine, come certe combinazioni, sale. Su un sito estero quel 5 % circa non sparisce: cambia solo la destinazione, perché fuori dal perimetro italiano la parte di costo che altrove lo Stato e il concessionario si dividevano resta interamente sul giocatore, sotto forma di rischio fiscale e di assenza di tutele.

E adesso la classifica, che è il motivo per cui molti sono arrivati su questa pagina. Le dieci schede che seguono non contengono operatori esteri, e non è una svista: descrivere l’offerta di un marchio senza concessione sarebbe pubblicizzarla, cosa che la legge italiana vieta e che questa pagina non fa. Quello che segue è il confronto fra dieci concessionari ADM con sito .it, con il numero di concessione e la società titolare letti dalle rispettive condizioni contrattuali, e con quello che le loro stesse condizioni e le loro schede sugli store dichiarano su registrazione, limiti e strumenti di tutela. È il metro con cui misurare quanto costa, in pratica, stare fuori.

Marchio Numero di concessione e concessionario Che cosa dispongono le condizioni dell’operatore
Lottomatica ADM n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) L’app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta
AdmiralBet ADM n. 16048, Admiral Bet S.r.l. Il conto si apre con registrazione classica caricando fronte e retro di un documento valido in .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente; in registrazione si impostano limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con effetto immediato per una riduzione e sette giorni di attesa per un aumento; l’autoesclusione è prevista per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, e dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi
William Hill ADM n. 16044, William Hill Malta Plc Il Benvenuto Sport accredita subito un bonus sport da 10 € a chi si registra con SPID, mentre con la registrazione manuale è previsto un bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore
StarCasinò ADM n. 16026, Azzurri Limited L’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò
Planetwin365 ADM n. 16007, Pwo S.p.a. L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei (Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga) e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta
NetWin ADM n. 16035, Netwin Italia S.p.a. L’offerta Sport-50 è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €
Betfair ADM n. 16028, Betfair Italia S.r.l. L’app propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, e la sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate
Eurobet ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale Il palinsesto va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo (musica, cinema, tv e reality show) e di politica (elezioni)
Sisal ADM n. 16020, Sisal Italia S.p.a. L’app permette di accedere al conto gioco anche con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile; indica oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket
bet365 ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc Si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live

Due cose emergono dalla tabella appena letta, e nessuna delle due è una sorpresa per chi frequenta il mercato da anni. La prima è che il numero accanto al marchio non appartiene al marchio: appartiene alla società. Bwin.it e giocodigitale.it, per esempio, non compaiono in questo elenco di dieci ma stanno nella stessa concessione di Eurobet Italia, e un lettore che li considera alternative distinte si sta raccontando una storia. La seconda è che nessuna di queste condizioni promette una quota migliore. Promettono cose diverse: streaming, mercati, accesso biometrico, eventi in diretta. Il che è coerente con quello che sono, cioè contratti regolati e non vetrine di promesse.

Vale poi una riga sul confronto fra questa pagina e i tanti elenchi di «migliori bookmaker esteri» che si trovano in rete. La differenza non è di gusto, è di contenuto informativo. Un elenco di marchi senza concessione non può dire, del proprio primo classificato, chi sia la società titolare, perché quasi sempre non c’è; non può dire sotto quale autorità risponda, perché non risponde a nessuna autorità italiana; non può dire cosa succeda a un prelievo contestato, perché non esiste un foro italiano competente. Il lettore che cerca «il migliore» sta in realtà cercando un criterio, e il criterio è il titolo: la concessione ADM è l’unica cosa che questa pagina può verificare, come il lettore stesso può verificare leggendo le condizioni dell’operatore.

Da qui il verdetto complessivo che questa pagina assume senza bilanciare i piatti della bilancia: per la quasi totalità dei lettori italiani che scommettono somme ordinarie su mercati ordinari, un sito estero è la scelta sbagliata, non perché le sue quote siano basse, ma perché il suo costo è scaricato su chi non può più trattarlo. Chi invece ha un’esigenza specifica e la verifica da solo – un prodotto che non trova altrove, una quotazione su un evento minore – sta comunque assumendo un rischio che in Italia non può assicurare a nessuno. Non è una posizione morale. È un conto: da una parte un margine del 5 % circa su un giro settimanale di 100 €, dall’altra una vincita che potrebbe non arrivare e una dichiarazione dei redditi da fare per conto proprio.

La classifica dei dieci concessionari: cosa cambia nel portafoglio di chi gioca {#classifica}

Il verdetto su ogni marchio, in questa classifica, non è mai «conviene o non conviene». È una domanda più stretta: quale parte del conto dell’operatore finisce sul giocatore, e dove. Dieci operatori con lo stesso tipo di titolo si distinguono per attriti, per ampiezza del palinsesto, per quanto un aggettivo come «verificato» pesi davvero in fase di registrazione. L’ordine che segue è quello che questa pagina ha scelto di dare al confronto, e non è una gerarchia di merito.

Lottomatica e lo streaming come argomento di mercato

Il titolo di Lottomatica è la concessione ADM n. 16010, intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a., la società che nella sostanza è il gruppo. La sua app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta. Il palinsesto è quello di un operatore che punta sull’ampiezza orizzontale: campionati italiani ed europei, motori, e il calcio come ancora di salvezza del volume.

Lo streaming gratuito dentro l’app è la cosa su cui vale la pena soffermarsi, perché cambia il modo di giocare prima di cambiare il costo. Chi guarda la partita in diretta dentro la stessa schermata su cui ha il conto tende a piazzare più giocate live, e le giocate live sono quelle in cui il margine dell’operatore è più difficile da calcolare, dato che la quota si muove mentre si guarda. Non è un difetto dell’operatore: è il modo in cui funziona il prodotto. È però un argomento da tenere presente quando si confrontano due offerte apparentemente identiche, perché la comodità di piazzare una giocata in un tocco ha un prezzo in termini di numero di giocate, e quindi di margine pagato.

Chi cerca il campionato italiano minore e la copertura motori in un unico posto trova in Lottomatica una risposta solida, con un’app che non obbliga a uscire dal contesto per seguire l’evento. Chi invece scommette poco e solo su grandi eventi non guadagna nulla da quello streaming, e paga la struttura con lo stesso margine di chi ne approfitta ogni domenica.

AdmiralBet e la registrazione come contratto sui propri limiti

AdmiralBet è l’operatore della lista di cui si conosce meglio la fase di apertura, ed è per questo che la sua scheda è la più lunga. Il titolo è la concessione ADM n. 16048, Admiral Bet S.r.l. Il conto di gioco si apre con registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. In registrazione il sito chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni.

Quei sette giorni sono la sola cosa che rende un limite di deposito qualcosa di diverso da una dichiarazione d’intenti, e vale la pena dirlo chiaro: un limite che si alza in un minuto è un limite che esiste per il bilancio dell’operatore, non per il giocatore. Sulla stessa linea sta il disegno dell’autoesclusione. Le condizioni Admiralbet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. La griglia si è allargata, e la conseguenza pratica è che oggi si può scegliere una pausa breve senza dover uscire dal mercato per tre mesi interi.

Il verdetto su AdmiralBet sta in questo: è l’operatore dove lo strumento di tutela è scritto meglio, non dove l’offerta sportiva è più ricca. Un giocatore che ha bisogno di mettersi dei paletti e vuole paletti con attrito reale trova qui le condizioni più esplicite della lista, documentate nelle condizioni contrattuali e non solo in una pagina di marketing. Chi invece cerca quote maggiorate su mercati esotici sta guardando la scheda sbagliata.

William Hill e i dieci euro che arrivano solo a una condizione

William Hill opera con la concessione ADM n. 16044, intestata a William Hill Malta Plc, ed è l’unico marchio di questa lista la cui offerta di benvenuto è interamente leggibile in una riga. Il Benvenuto Sport accredita subito un bonus sport da 10 € a chi si registra con SPID, mentre con la registrazione manuale è previsto un bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore.

La struttura dell’offerta è interessante proprio perché è piccola e condizionata. La differenza fra 10 € e 5 € non è una differenza di dieci euro: è la misura di quanto l’operatore valuti l’identificazione digitale come strumento di controllo del rischio. Chi entra con SPID viene riconosciuto immediatamente e costa all’operatore meno verifiche; chi entra con il documento a mano costa una pratica manuale e riceve un bonus dimezzato, subordinato all’invio dei documenti entro 96 ore. Quattro giorni sono un termine breve, e chi si registra di domenica sera con l’idea di caricare il documento «domani con calma» rischia di trovarsi fuori tempo.

Due cifre di questo tipo non cambiano la vita a nessuno, ed è onesto dirlo: dieci euro non spostano il conto di un margine settimanale. Il punto non è l’importo, è il modello. Un bonus immediato e di piccolo taglio è la forma che un operatore serio usa per far familiarizzare il nuovo cliente con il proprio conto senza costruire un debito condizionato; la forma opposta, quella del bonus a tre cifre con requisiti di puntata, è un modo di vendere volume di giocate. Chi vuole provare il portale sarà servito meglio dal primo modello, ma non troverà qui il motivo per cui vale la pena aprire un conto.

StarCasinò: il casinò con una porta sul pallone

Il titolo di StarCasinò è la concessione ADM n. 16026, di Azzurri Limited, ed è il caso più esplicito di un operatore casinò-centrico che mantiene una sezione sportiva. La sua app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò.

Detta così sembra una lista della spesa. In realtà è una descrizione precisa di un modello di ricavi, ed è quello il punto che riguarda il portafoglio. Su un operatore dove il casinò è la voce principale, la sezione sportiva non nasce per essere competitiva sul margine delle scommesse: nasce per tenere il giocatore dentro il prodotto più redditizio, che è quello delle slot. Per un giocatore di calcio questo si traduce in un palinsesto che c’è, è completo sui grandi eventi, ma non è pensato per chi vuole un catalogo profondo.

Il verdetto è quindi secco: chi scommette sportivamente con continuità e cerca ampiezza di mercati ha poco da guadagnare da questa scheda, mentre chi alterna gioco da casinò e qualche giocata sul calcio trova in StarCasinò una sola porta per entrambe le cose. È una comodità reale, ed è anche una comodità che ha poco a che vedere con la qualità delle quote.

Planetwin365, dove il palinsesto è il prodotto

La concessione è la ADM n. 16007, di Pwo S.p.a., e il marchio si distingue per un catalogo che va spiegato con i numeri. La sua app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei – Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga – e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.

La voce che pesa è quella che nessun altro concede nell’elenco: la Serie C. Chi scommette sulle serie minori sa quanto sia difficile trovare un bookmaker che le tratti con un palinsesto decente, perché sono campionati a bassa liquidità e ad alta consultazione. Un operatore che le tiene dentro il prodotto principale sta dicendo che il suo cliente tipo non è solo il tifoso di Serie A. Anche le oltre 20 discipline con risultati in diretta indicano una struttura costruita sull’ampiezza, non sulla profondità su pochi mercati.

Il prezzo di questa ampiezza è noto a chiunque frequenti i mercati minori: dove la liquidità è sottile, il margine tende a essere più largo, e la quota offerta può essere meno generosa di quella che lo stesso operatore propone su un posticipo di Serie A. Chi cerca Serie C, Coppa Italia e sport minori ha qui la copertura che serve; chi gioca solo sulla partita di cartello non sfrutta nulla di ciò che rende questa scheda diversa dalle altre.

NetWin e il bonus che qualcuno dovrà pur pagare

NetWin opera con la concessione ADM n. 16035, di Netwin Italia S.p.a. La sua offerta Sport-50 è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €.

Il 100 % è il numero che salta all’occhio, e vale la pena rallentare un secondo. Un bonus «reale» significa che è denaro, non una giocata gratuita; il tetto di 50 € significa che l’importo massimo possibile è quello; il requisito del conto verificato significa che il bonus arriva solo a identificazione completata. Il deposito minimo di 20 € è la soglia sotto la quale l’offerta non esiste: un giocatore che versa 10 € non entra nel meccanismo.

Nessuna di queste condizioni è nascosta, ed è giusto dirlo. Il punto è un altro, e riguarda il lettore con budget piccolo: su una spesa settimanale di 100 €, un bonus fino a 50 € è metà del giro di una settimana, il che rende questa l’offerta con l’impatto più visibile della lista su un conto di piccole dimensioni. L’effetto è reale nella prima settimana e sparisce dopo. Un giocatore che si chiede se valga la pena aprire un conto solo per il benvenuto dovrebbe quindi guardare a cosa resta nella seconda settimana, quando il bonus non c’è più e ci sono soltanto le quote dell’operatore.

Betfair e una meccanica diversa dalle altre

Il titolo è la concessione ADM n. 16028, di Betfair Italia S.r.l., ed è il nome che in questa lista non si comporta come gli altri. La sua app propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, e la sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate.

Il contesto che rende Betfair un caso a parte è il betting exchange, che in Italia è un gioco autorizzato separatamente ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lett. e) del decreto 41/2024, dove il giocatore può essere puntatore o banco e il concessionario si limita a metterlo in contatto anonimo con l’altra parte. La documentazione dell’operatore è indicata come fonte di regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, fra cui una puntata minima «back» di 200 centesimi con passi da 50 centesimi; un articolo di stampa del 2024 riferisce che il giocatore non deve nulla sulle vincite, con il prelievo che ricade sul concessionario. Su quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni conviene verificare direttamente, perché la fotografia del mercato cambia.

Il significato economico di questo modello è quello che conta per il lettore: in un exchange il concessionario non è la controparte, e la sua remunerazione è tipicamente una commissione, non un margine incorporato nella quota. Per un giocatore abituato a ragionare in termini di margine, questo cambia completamente il calcolo. Richiede però anche una competenza che un semplice appassionato di multipla non ha.

Eurobet, il palinsesto che esce dallo sport

La concessione è la ADM n. 16012, di Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, e il marchio ha un primato curioso: il suo palinsesto va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo (musica, cinema, tv e reality show) e di politica (elezioni).

Gli ultimi due gruppi di eventi meritano una riga di riflessione, perché rappresentano l’estensione massima di ciò che significa «evento». La definizione di palinsesto dell’articolo 2, lett. s) del decreto non si limita agli eventi sportivi: parla esplicitamente anche di eventi non sportivi, purché approvati dall’Agenzia. Un operatore che mette in vetrina i reality show e le elezioni sta usando fino in fondo quella possibilità, e sta anche dicendo qualcosa sul proprio cliente tipo, che non è soltanto il tifoso.

Il verdetto non è complicato: questa è la scheda da leggere se si cerca una copertura che va oltre il calcio e la pallacanestro, compresi i motori e gli sport che raramente trovano spazio in un catalogo italiano. Chi scommette solo su Serie A e grandi coppe paga per un palinsesto che non userà, ma il costo è quello standard del mercato, non una penale aggiuntiva.

Sisal e la densità dell’offerta live

Sisal opera con la concessione ADM n. 16020, di Sisal Italia S.p.a., e su questa scheda i numeri sono insolitamente espliciti. La sua app permette di accedere al conto gioco anche con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile, e indica oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket.

Quindicimila eventi live non sono una misura di qualità, sono una misura di volume, e il volume live ha un effetto concreto sul portafoglio che conviene dire senza mezzi termini: più eventi live significa più occasioni di giocare in corsa, e il gioco in corsa è dove il margine del bookmaker è più difficile da valutare per il giocatore, perché la quota si muove mentre si guarda l’evento. Un catalogo di quella densità è una macchina per far giocare, non necessariamente una macchina per far vincere.

Sul lato dei prodotti, tra le scommesse proposte da Sisal figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. Il cash out è la voce che merita un pensiero: chiudere una giocata prima della fine ha un prezzo, e quel prezzo lo decide la controparte, non il mercato. È una comodità, non una scorciatoia.

Il verdetto su questa scheda pende verso chi gioca molto e in corsa: l’accesso biometrico e la densità dell’offerta live sono pensati per sessioni frequenti da mobile, e chi scommette una volta a settimana non ha bisogno di nulla di tutto questo.

bet365 e la merce rara dell’ippica

Bet365 chiude la lista con la concessione ADM n. 16030, di Hillside (New Media Malta) Plc. Si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. I suoi strumenti di gioco responsabile comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia è indicato il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22.

Due elementi di questa scheda valgono più della partnership continentale, che è materiale di marketing. Il primo è la presenza dell’ippica accanto agli sport maggiori: le corse dei cavalli hanno un regime proprio nel decreto, e la copertura ippica è merce rara in un catalogo italiano. Il secondo è la combinazione fra palinsesto internazionale e strumenti di tutela elencati per esteso, cosa non frequente nella comunicazione di un operatore.

Il verdetto su bet365 è il più difficile dei dieci, perché la scheda non ha un difetto evidente da segnalare. Un appunto si può fare sull’effetto della sponsorizzazione: l’essere partner globale della massima competizione europea non migliora di un centesimo le quote, e chi si avvicina a un operatore per il suo ruolo ufficiale sta pagando in immagine quello che non ottiene in prezzo. Chi cerca l’ippica insieme a un palinsesto internazionale trova qui l’accoppiata più completa della lista; chi cerca solo il calcio paga la stessa struttura di tutti gli altri.

Domande frequenti

Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?

Il titolo manca, e con il titolo mancano le tutele: nessun collegamento al RUA, nessuna vigilanza italiana, nessun foro competente in Italia. In più l’Agenzia richiama l’articolo 4 della legge 401/1989, secondo cui anche il partecipante a scommesse di operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi.

Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?

Si parte dall’«Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza» pubblicato dall’Agenzia, letto il 25 ottobre 2026 nella versione con 52 righe e codici da 16000 a 16051. Poi si controlla che il numero di concessione e la società titolare compaiano nelle condizioni contrattuali dell’operatore. L’elenco non distingue i giochi offerti: non basta da solo.

Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?

Il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018, si applica a ogni operatore legale nel mercato online italiano e alle sale fisiche. L’autoesclusione si richiede presso un concessionario e vale per tutti, anche per periodi parziali, con forme e durate in evoluzione: si va da 7 a 270 giorni, oppure a tempo indeterminato con revoca possibile dopo 9 mesi. I siti senza concessione non sono collegati.

Che cosa vieta il Decreto Dignità in materia di pubblicità delle scommesse?

L’articolo 9 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge 96/2018, vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro su qualunque mezzo, internet compreso. L’Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni vigila e applica una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 €.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

In registrazione si sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, oltre a limiti su ricarica, spesa e tempo di gioco. Una riduzione ha effetto immediato, un aumento richiede sette giorni. L’articolo 15, comma 1 del decreto 41/2024 impone anche autolimiti su tempo, spesa e perdita, messaggi automatici e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

Le vincite pagate da un concessionario ADM sono tassate alla fonte e non vanno dichiarate dal giocatore, secondo la ricostruzione della stampa di settore. Sui siti esteri l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, le tratta come redditi diversi, dichiarabili nel Modello Redditi PF o nel 730: non è consulenza fiscale, conviene consultare un commercialista.

Scritto dal team di «Operatoriitaliani».

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